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"... Forse per una sorta di misteriosa continuità padana legata al fascino ambiguo e magico della pianura, i suoi linguaggi hanno viaggiato e viaggiano in territori di sensibilità pittorica anche spiccatamente lombardi, al punto che oggi, direi, lo si può considerare un pittore certamente lombardo, modernamente lombardo, ricco cioè delle radici e degli umori di un genius loci evidente, che ha tutta una sua storia e una sua palpitante tradizione, e che è insieme capace di dilatare, di torcere e distendere tale tradizione verso una metaforizzazione delle atmosfere psicologiche dell'uomo d'oggi e della società nostra con le sue contraddizioni, le sue aspre caratteristiche ma anche, con i suoi spazi di lirismo e di sogno. Difficile, difatti, dinnanzi a queste sue grandi e palpitanti carte e tele, davanti alle sue pietre, alle terrecotte o ai bronzi, non pensare alla lezione di Francesco Arcangeli ed alle dilatazioni fervorose del naturalismo appunto lombardo, in tutti i suoi echi esistenzialistici ...ecco, ancora: il fiume. È forse qui uno dei nuclei più robustamente soggettivi della sua personalità, la sua vera radice. Il temperamento espressivo di Gamberini è sempre stato, difatti, un temperamento narrante, letterario nel senso meno retorico del termine. Dunque fortemente lirico, poetico, necessariamente legato, inoltre, all'immagine, cioè ad una sottostante sinopia figurativa ineliminabile dalla sua opera anche nei momenti di più disinvolta dilatazione segnica dell'espressione. E dunque, anche, sempre denso di allusività diffusa, di poeticità posta costantemente alle sorgenti dell'immagine per dettarne le più adeguate condizioni formali... |
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