| Pittura 2 Home | ||
|
"Fare spazio è libera donazione di luoghi" M. Heidegger
Gli spazi universo
Scrivo dall'interno di uno di degli ultimi dipinti del mio amico Ruggero Gamberini, uno di quelli intitolati "Spaesamenti". L'immaginazione, suggestivamente sollecitata, può fare miracoli, così mi sono fatto piccolo piccolo e adesso paesaggio dentro una di quelle opere. Di fronte ho una vasta superficie, colorata da una decisa e sicura pennellessa, con verde muschio che sfuma in un altro verde molto più giallo. Dovunque mi giri ci sono altre superfici, dalle forme irregolari, dai contorni a volte lineari, altre volte sfrangiati, sempre campite dalle tracce di una o più pennellate larghe, di vari colori e con inclinazioni le più diverse. Mi rendo subito conto di non riuscire a stabilire l'esatta successione spaziale delle superfici, quale, cioè, sia più vicina e quale più lontana. Cerco di toccarne una, i suoi colori gialli, ma la mano percepisce il vuoto: è un'apertura, una porta, tutte le altre forme lo sono. La oltrepasso e mi trovo sospeso in un immenso spazio, abitato dal giallo, che sento infinito. Ritorno sui miei passi e vado a curiosare attraverso altre porte. Verifico che introducono in altrettanti spazi universo. Spaesare è, in fondo, lasciare un cosmo, un ordine conosciuto, per un avventuroso viaggio in "luoghi" diversi, terre di ricerca. Un'altra superficie attira la mia attenzione. Suppongo sia una porta come le altre. Introduce in uno spazio universo bianco, che vira nel turchese, nel rosa chiaro. Mi piace e decido di spaesare. Mi sporgo in avanti ma tocco una superficie liscissima. È uno specchio? Non contento, forse, di spazi universo i più vari, posti di fronte, di fianco a chi guarda, Gamberini posiziona, qua e là, superfici riflettenti per suggerire che anche tu, osservatore fuori della scena, sei dentro uno dei tanti universi possibili, e fai parte del quadro? Basta "guardare con altri occhi", "osare immaginare" alla Copernico? A questo punto mi chiedo come faccia Ruggero a trafficare con tutte queste sue galassie conservando l'equilibrio necessario a chi insegue nuove armonie, ai limiti dello smarrimento (nel "reale" scruta le notti cosmiche con buon strumento ottico). Quale rassicurante talismano c'è nel suo zainetto? Il verde muschio che sfuma nel verde prato, così ricorrente nelle sue opere, sta per il suo ambiente originario, "le poche case arrampicate sull'argine del Po"? Sono forse i colori del fiume, nelle gore dove la corrente rallenta e le ripe si specchiano, con i loro arbusti. Può darsi che Gamberini dissemini, tra gli spazi universo, dei riferimenti affettivi, autentici bagagli appresso. Certo, a nascere vicino a un fiume, si finisce per accettare che "tutto scorre" e ti senti uno dei miliardi di molecole che fluiscono a fare il mare. I "lacerti" del '93, grafemi di una scrittura fluviale, ne sono una poetica confidenza o, per reazione, cerchi una tua identità originale, ben radicata nei luoghi, da gettare, poi, oltre quei confini. E i "paleo alvei" del '95 preludono alle topografie del '96 e queste, mappe di una "psicogeografia" preparano agli spaesamenti, alle vertigni degli spazi universo. Decido di recuperare la dimensione da cui sono arrivato (sarà anch'essa uno dei tanti spazi, paralleli o intersecanti?). Fuori dal quadro, mentre ritrovo il mio metro e settanta, mi chiedo quando l'astrofisica raggiungerà la pittura.
Tonino Milite
|
||
|
|