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Critica

Giorgio Seveso – Il fervore della mente e della natura – 2013

Ora che ha raggiunto l’età della piena maturità, Gamberini sintetizza all’interno del suo immaginario creativo, rovesciandolo quotidianamente nei brani di una impressionante suite di tele che si accumulano lentamente sugli scaffali dello studio, i termini di uno straordinario fervore.
Si tratta del fervore e della pacatezza di un acuto, meditato sguardo lirico sulle forme dello spazio e dei colori, che evidentemente rimanda ad una sorta di ossimoro (il concetto espresso dagli aggettivi “fervido” e “pacato” quasi contraddittorio, capace di diventare però per me la cifra di fondo di tutto il suo lavoro, costituendo anche la particolare qualità del suo carattere espressivo e, credo del suo carattere tout court d’artista e di uomo, del suo modo d’essere e di considerare le forme e la loro rappresentazione.

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Silvia Palmarin – Lo Studio – 2013

Lo studio di Ruggero Gamberini si cela dietro un portone di legno dipinto di verde; nessuna targa, nè campanello. Un’unica piccola stanza, piena zeppa di quadri, tele dipinte non ancora fissate ai telai, colori e pennelli in grande quantità e un numero imprecisato di giornali e riviste ammonticchiati su di un tavolo.

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Sara Fontana – dal catalogo della mostra di Novara :”nei labirinti del colore”
2008
…ed ecco soprattutto grazie alla perfetta padronanza del colore che l’artista individua la sua frontiera di esplorazione, tuttora aperta: il tentativo di fermare sulla tela un “avvenimento” comunicandone le coordinate di spazio e di tempo, ossia l’ora precisa che si traduce in un’equilibrata gamma di sottili sfumature tra fasce luminose e zone avvolte dalle tenebre…. d’altra parte la volontà di afferrare “un’ora particolare” (è il titolo di un dipinto del ‘93) e la ricreazione di un’atmosfera serale o notturna avevano già animato i percorsi astratti evocativi dei territori del Polesine, frequenti nelle opere dei primi anni ‘90).

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Giorgio Seveso – dal libro “Il fiume dei sentimenti”…. – 1997
Ecco ancora : il fiume. E’ forse qui uno dei nuclei più robustamente soggettivi della sua personalità, la sua vera radice. Il temperamento espressivo di Gamberini è sempre stato, difatti,un temperamento narrante “letterario” nel senso meno retorico del termine. Dunque fortemente lirico, poetico, necessariamente legato, inoltre, all’immagine, cioè ad una sottostante sinopia figurativa ineliminabile dalla sua opera anche nei momenti di più disinvolta dilatazione segnifica dell’espressione. E dunque, anche, sempre denso di allusività diffusa,di poeticità posta costantemente alle sorgenti dell’immagine per dettarne le più adeguate condizioni formali. Il sogno, la  memoria, l’emozione, il senso dello sguardo che nella sua soggettività, diviene l “io narrante delle opera”costituiscono,insomma il perno autentico dell’opera di Gamberini, la sua cooerenza ferma e definitiva. Le sue origini, la sua terra, hanno deciso la sua pittura, la sua poesia.

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Gian Maria Bonifati  – “Il sangue della tua ferita – omaggio a Theodorakis”
La materia è di per sè qualcosa che si evolve, muta, rinnovando la sua stessa struttura molecolare, essa non soffre durante il processo di trasformazione, che travalica la comprensione del tempo umanamente concepibile, essendo infatti un tempo che appartiene al corpo vivo della terra, alla sua struttura fisica. Ma l’artista è in grado di cogliere in essa una sofferenza ben profonda, egli sa far emergere dalle carni della madre terra quel dolore e quel patimento della materiale che appartengono interamente all’uomo.

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Mario Spinella – La pittura di Gamberini – 1986
La pittura di Gamberini si configura, sin dalle prime prove, come caratterizzata da una forte carica espressionista. Direi, tuttativa, che una tale scelta espressiva non nasce in lui dalla ricerca di un modello, sia pure congeniale, ma da una diretta sollecitazione a cavare da sè, dal proprio mondo interiore, una modalità figurativa che corrisponde ad una realtà esterna deformata, franta, caotica.

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Davide Lajolo – La scultura di Gamberini – 1980
Anzitutto Ruggero Gamberini è un artista che pensa. La constatazione non è affatto naturale come parrebbe, tenuto conto del numero assai alto di scultori che ostentano troppa sicurezza nelle loro progettazioni, fidandosi dell’ispirazione e nel colpo di genio dell’ultimo istante. Quando Gamberini, ad esempio, ha avuto l’incarico di costruire il monumento di Casalpusterlengo alla Resistenza, non solo ha volute sapere cos’era stata la Resistenza in questo paese, ma chi ne erano stati i protagonisti e da quali radici profonde era esploso quell’amore di libertà che li aveva fatti schierare in una lotta mortale.

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